Uniba premia un imprenditore visionario
La laurea honoris causa a Giovanni Pomarico del gruppo Megamark è un faro sul valore dell'imprenditoria che si lega al territorio, alla sostenibilità e al benessere della comunità, un racconto che ci invita a riflettere sul futuro del nostr
Sotto il sole che accarezza i muretti a secco, tra gli ulivi secolari che affondano le radici in una terra generosa, sentiamo il battito di un Sud che si rinnova, che riconosce e celebra chi, con visione e tenacia, ne tesse la trama.
Di cosa parliamo
Ci ritroviamo a parlare di un riconoscimento, una laurea honoris causa, che l’Università di Bari ha voluto conferire a Giovanni Pomarico, fondatore e presidente del gruppo Megamark. Non è solo un titolo accademico, ma un simbolo, un segno tangibile di come l’impegno imprenditoriale, quando è intriso di una profonda responsabilità sociale e culturale, possa diventare un motore di crescita per l’intero territorio. È la storia di un uomo che, partendo dalle radici di questa terra, ha saputo costruire un impero nel settore della distribuzione alimentare, mantenendo sempre uno sguardo attento alle esigenze della sua comunità.
Questo gesto dell’Università, secondo Repubblica Bari, premia un “imprenditore visionario” per il suo contributo all’innovazione, alla governance e alla sostenibilità. È un segnale forte, che ci dice che il valore di un’impresa non si misura solo in termini economici, ma anche nella sua capacità di generare benessere, di promuovere la cultura e di prendersi cura del tessuto sociale in cui opera. È un invito a guardare oltre il mero profitto, a considerare l’impatto che ogni azione ha sulla vita delle persone e sulla salute del nostro ambiente.
Il posto, le persone
Il Sud, la nostra terra, è un mosaico di volti, di storie, di fatiche e di speranze. Qui, dove il calore del sole modella i paesaggi e il vento porta i profumi del mare e della campagna, le persone hanno imparato a costruire con poco, a fare della resilienza una virtù. È in questo contesto che figure come Giovanni Pomarico emergono, non come meteore, ma come alberi robusti che affondano le radici in profondità, nutrendosi della linfa vitale del territorio e restituendo frutti abbondanti.
Pensiamo ai mercati rionali, ai piccoli negozi di paese, alle mani sapienti che lavorano la terra e trasformano i suoi doni. La distribuzione alimentare, in un territorio come il nostro, non è solo logistica; è un ponte tra i produttori e le tavole, è un filo che lega le tradizioni culinarie alla modernità, è un presidio di prossimità che garantisce accesso al cibo, spesso a chilometro zero, per tutti. È un settore che, se ben gestito, può valorizzare le eccellenze locali e sostenere l’economia delle piccole comunità.
Il gruppo Megamark, con la sua rete di supermercati, è diventato parte del paesaggio quotidiano di molti di noi. Non è solo un luogo dove fare la spesa, ma un punto di riferimento, un luogo di incontro, un pezzo della nostra vita. E dietro a tutto questo, c’è la visione di chi ha saputo leggere le esigenze del territorio, anticipare i cambiamenti e investire non solo in infrastrutture, ma anche in persone, in progetti sociali e culturali che arricchiscono il tessuto della nostra società.
Il cambiamento che sentiamo
Questo riconoscimento ci fa sentire che qualcosa sta cambiando, o forse, che una consapevolezza antica sta riemergendo con forza. Non è più sufficiente essere bravi a fare affari; è necessario essere bravi a fare del bene. La sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale ed economica, non è più un optional, ma una necessità, un imperativo etico che le imprese del futuro devono abbracciare. Vedere un’università, custode del sapere e della formazione, premiare un imprenditore per questi valori, ci riempie di speranza.
Sentiamo che questo gesto può ispirare altri, può mostrare che un modello di sviluppo diverso è possibile, un modello che non dimentica le sue radici, che valorizza le risorse umane e naturali, che reinveste nel territorio. È un messaggio che risuona forte nelle nostre piazze, nelle nostre campagne, nelle nostre città, invitandoci a riflettere sul ruolo che ognuno di noi può avere nel costruire un futuro migliore per il Sud. È la dimostrazione che l’innovazione non è solo tecnologia, ma anche capacità di guardare al mondo con occhi nuovi, di trovare soluzioni che siano al tempo stesso efficaci ed etiche.
La domanda che ci poniamo
E allora, la domanda che ci poniamo, guardando al futuro che si disegna tra le pieghe di questa notizia, è questa: saremo capaci, come comunità, di cogliere questo esempio, di replicare questa visione, di sostenere e promuovere un’imprenditoria che sia davvero al servizio del nostro Sud, della sua bellezza, della sua gente, della sua anima più profonda? Siamo pronti a costruire insieme un Sud dove il successo economico si sposi indissolubilmente con il benessere sociale e la cura del nostro prezioso patrimonio?
Fonte primaria
Approfondimento basato su Repubblica Bari.